mercoledì 13 luglio 2011

Lo Schioccadita

Lo Schioccadita è un personaggio col quale molti hanno a che fare, siano essi donne o uomini.
Lo Schioccadita è nello specifico una persona, ma molte volte è più un'idea, una proiezione della nostra mente, un'ossessione...
Siccome sono una femminuccia parlerò dello Schioccadita al maschile, per abitudine, ma lo Schioccadita è anche femmina.
E' solitamente un ex, molte volte è il primo amore, spesso è colui che ci ha trattato peggio, per il quale saremmo stati disposti a fare qualunque cosa (e molto probabilmente lo facevamo) e che ad ogni capriccio ci lasciava o ci trattava male o non si faceva sentire o ci metteva come ultima delle sue priorità, ma che sapeva perfettamente che al suo solo schioccare delle dita ci avrebbe ritrovato all'istante.

Ecco perchè io ed una mia amica abbiamo dato la definizione di "Schioccadita" a questi esseri: loro schioccano le dita e come per magia, appariamo noi.
Entrambe ne avevamo uno (non lo stesso, eh!) ed entrambe venivamo trattate male, lasciate senza spiegazione o con spiegazioni che facevano veramente soffrire, ed entrambe eravamo sempre pronte a perdonare lo Schioccadita e a tornare da lui.
Ogni volta ci si illudeva che era cambiato, che questa volta ci avrebbe trattato con rispetto e che sarebbe andato tutto bene, o che so... che ci avrebbe considerato non dico più importanti, ma almeno allo stesso livello di importanza delle sue amate chitarre (ogni riferimento alle sue amate chitarre è PURAMENTE CASUALE)  ma lo Schioccadita non è quasi mai il genere di persona che cambia.
La tua mente (leggasi "cuore") comincia ad elaborare teorie per le quali se ti ha rivoluto con sè in fondo significa che ci tiene a te, ma allo Schioccadita importa solo di se stesso e del suo ego col quale scommette su quante volte riesce a tenervi appese come uno yoyo.

Riuscire a liberarsi di uno Schioccadita non è semplice perchè mette radici così profonde nella testa (leggasi "cuore") di chi nutre forti sentimenti per lui che è quasi impossibile neutralizzarlo.
Bisogna essere innanzitutto forti nel declinare i suoi inviti (che solitamente arrivano dopo avervi scaricate per l'ennesima volta) mentre in realtà gli si vorrebbe solo dire che saremmo disposti ad andare dall'altra parte del mondo se solo ce lo chiedesse.
Successivamente bisogna tagliare tutti i rami che ci possono portare a lui: cancellare numeri di telefono e messaggini, indirizzo email, profilo di Facebook, di MySpace, di Twitter (avere una pessima memoria per i numeri di telefono aiuta molto), non accedere mai più a siti da lui creati, buttare eventuali cd da lui regalati in rarissimi momenti di trasporto nei nostri confronti, siano essi di Prince, dei Depeche Mode o del suo gruppo (ogni riferimento a cd di Prince o Depeche Mode o al suo gruppo è PURAMENTE CASUALE).
Evitare i posti in cui ci si può incontrare e non nominarlo mai più, nemmeno nella propria mente, nemmeno nella solitudine della propria casa perchè, soprattutto durante le prime fasi di "disintossicazione da Schioccadita" ogni pena che vi ha fatto patire verrà completamente rimossa e vi ricorderete solamente i momenti più belli, che rivivrete nella mente come scene di film romanticissimi, con tanto di musica di sottofondo (che magari è proprio la ballata del cd della sua band...).
Anche se sono passati parecchi anni, che ne so, 7... un numero PURAMENTE CASUALE, non bisogna cadere nella trappola di cercare il suo profilo Facebook "così per scherzo" perchè non si diventa mai immuni da quel potere che lo Schioccadita aveva esercitato su di noi.
E anche se lo Schioccadita dovesse essere senza più alcun capello in testa e ingrassato di 20kg voi lo vedreste sempre bellissimo, esattamente come ve lo ricordavate in quei momenti che corrono nella vostra mente con la musica di sottofondo di prima (tanto peggio quando invece è... che so, migliorato con gli anni!!)

La filosofia "chiodo schiaccia chiodo" non funziona quando si ha a che fare con uno Schioccadita.
Il vostro cervello (leggasi "cuore") infatti paragonerà sempre il nuovo chiodo con lo Schioccadita, facendo emergere i microscopici difetti del nuovo chiodo ai nostri occhi e facendoceli risultare intollerabili, orribili e fastidiosi.
Il nuovo chiodo non durerà a lungo.

Immergersi in una relazione seria funziona se è trascorso un bel po' di tempo dall'ultimo contatto con lo Schioccadita e comunque funziona a giorni alterni.
Nonostante si ami sinceramente e incommensurabilmente il partner, questi non sarà mai come lo Schioccadita e, anche a distanza di anni in cui non abbiamo più avuto contatti con quest'ultimo, troveremo sempre un piccolo spazio del nostro cervello (leggasi "cuore") in cui faremo il paragone tra i due.
Di solito il paragone lo si fa segretamente dentro di sè dopo una lite o dopo che il nostro partner ha avuto un comportamento a noi poco gradito, e molte volte si nega persino con sè stessi di aver anche solo pensato di fare il paragone.
Quando si ha uno Schioccadita si perde per sempre la facoltà di essere sinceri con sè stessi: si nega di pensare a lui, si nega di sentire alcune volte la sua mancanza, il giorno del suo compleanno, che ne so... a Dicembre, si nega di pensare "tanti auguri", si nega il desiderio di incrociarlo per la strada perchè nonostante sappiamo che lo Schioccadita ci ha fatto soffrire (forse non sa fare altro) abbiamo quest'immagine di lui che non riusciamo a cancellare nella nostra mente (leggasi "cuore").

In sintesi, finchè utilizzeremo il cervello (leggasi "cuore") lo Schioccadita rimarrà con noi, volente o nolente, così come quei cd di Prince, dei Depeche Mode o della sua band che non siamo mai riusciti a gettare via.

lunedì 13 giugno 2011

Harry Potter: le mie personalissime FAQ

Ebbene si, sono un'accanita fan della saga di Harry Potter e NON ME NE VERGOGNO!
Preferisco di gran lunga i libri ai film anche se, putroppo, mi sono cimentata nella lettura dei 7 libri solamente dopo aver visto i primi 2 film, col risultato che l'Harry, l'Hermione e il Ron delle mie letture avevano, irrimediabilmente, gli stessi volti dell'Harry, dell'Hermione e del Ron dei film.
Ho provato ad immaginarmeli diversi, usando solo le parole che J.K. Rowling ha usato per descrivere esteticamente i nostri eroi, ma il mio Harry ha comunque i capelli quasi pettinati, la mia Hermione non ha nè i denti grandi nè i capelli a cespuglio e il Ron della mia mente non è più alto dei gemelli come invece dovrebbe essere.



Da quando ho letto l'ultimo libro, quello che conclude le avventure dei maghetti, soffro di nostalgia.
Mi sembra di aver perso i contatti, per ragioni a me sconosciute e di cui non mi capacito, con degli amici veri!
E' questa nostalgia quindi, la ragione per la quale da più di un anno non faccio che rileggere i libri dal primo all'ultimo, anche in Inglese.
A forza di rileggerli dunque mi sono posta certe domande che rimarranno sicuramente senza risposta ma che non posso non pormi.
Partiamo dalla prima:
In 7 libri nessuno dei personaggi ha mai avuto l'esigenza di andare al bagno.
Non si sono mai presentate scene del tipo:
- "Dai, Ron, facciamo una partita a Sparaschiocco!"
- "Ok, vado un secondo al bagno a fare pipì e arrivo!"
Cavolo, con tutto il succo di zucca o le Burrobirre che si bevevano, prima o poi sarebbe dovuto capitare, no??

Inoltre, solo i prefetti avevano il diritto ad avere un bagno personale in cui potersi lavare o c'era anche un bagno con le vasche/docce per gli altri studenti?
E soprattutto: che fila c'era fuori da questo bagno??

Se le apparecchiature elettriche ad Hogwarts non funzionano, come ci ricorda almeno un paio di volte per libro Hermione, le ragazze come facevano ad asciugarsi i capelli??
Non potevano mica andare in giro per il castello coi capelli bagnati; sappiamo che c'erano spifferi ovunque, avrebbero certamente avuto tutte il torcicollo!

Quali erano gli orari di Hogwarts??
Nei 6 libri in cui i ragazzi sono a scuola, Harry si sveglia sempre prestissimo, va a fare colazione e via, a lezione!
Poi pausa per il pranzo, e via, di nuovo a lezione!
Ma se, ad esempio, nel libro "Harry Potter e l'Ordine della Fenice" Harry deve scontare la settimana di punizione con la Umbridge alle 5, quando cavolo ha avuto il tempo di andare anche nella Sala Grande e cenare???

Quanto costava la retta scolastica di Hogwarts?
Sappiamo che gli elfi domestici che lavoravano (anzi, lavorano! Hogwarts non ha mica chiuso dopo la Seconda Guerra Magica!!) nella scuola non volevano essere pagati ma il cibo che preparavano qualcuno lo doveva pur comprare, così come lenzuola e coperte per studenti e professori, stoviglie per la tavola, le migliaia di candele che c'erano nel castello... non penso fossero gratis!
E dunque i Weasley, come riuscivano a pagare le rette scolastiche dei loro ben 7 figli??

Dopo la chiusura di Ollivander, dove si potevano acquistare le bacchette per i nuovi studenti?

Possibile che Silente, il mago più capace di tutto il mondo magico, abbia trovato la Stanza delle Necessità solamente una volta (e per puro caso) mentre i nostri amici maghetti siano stati in grado non solo di accedervi, ma anche di trovare il modo per potervi accedere di continuo?
E cosa sarebbe successo se più persone contemporaneamente avessero avuto bisogno della Stanza delle Necessità per scopi diversi?
Si sarebbe tramutata a metà?
Metà per la mia necessità, metà per la tua?


Ovviamente rimarrò con questi dubbi in eterno e dal 13 Luglio a questi grandi punti interrogativi si aggiungerà una grandissima tristezza: l'ultimo capitolo cinematografico della Saga.
Preparerò i fazzoletti e rimarrò assente dal lavoro per un paio di giorni. Questa fine è per me quasi paragonabile ad un lutto.

mercoledì 16 marzo 2011

Forza Giappone!! 頑張れ 日本!!!

Quando si vedono notizie tragiche come quelle di questi giorni che ci mostrano un Giappone devastato da un fortissimo terremoto e da un impressionante tsunami, non ci sono molte parole da dire.
Ho da poco una corrispondente Giapponese che abita a Tokyo e quindi sono stata molto in pensiero per lei. Mi ci è voluta tutta la mattina di Venerdì prima di trovare il coraggio di mandarle una mail in cui le chiedevo se stesse bene e fortunatamente dopo un paio di giorni mi ha risposto.
Nel momento della scossa si trovava nel suo ufficio a Tokyo e mi ha descritto momenti di puro terrore mantenendo però sempre la caratteristica calma che contraddistingue il suo stupendo popolo.
Quando mi ha risposto però non erano ancora esplosi i reattori a Fukushima, perciò non so se ora il suo livello di calma sia lo stesso di quel giorno.
E' impressionante per noi Italiani, abituati sempre e comunque a fare casino e a urlare per ogni stupidaggine, vedere come i Giapponesi stiano silenziosamente reagendo a tutto questo.
Sono sicura che tra pochi mesi non rimarrà che una semplice cicatrice, un segno che ricorda sì una ferita, ma che però si è perfettamente rimarginata.
Nel nostro piccolo possiamo comunque fare qualcosa: inviare un sms al 45500 per donare 2 euro alla Croce Rossa.
I soldi raccolti verranno utilizzati per supportare la Croce Rossa Giapponese a favore delle vittime.

頑張れ 日本!!!

giovedì 3 marzo 2011

Scandire sempre bene le parole!

Ufficio. Giornata particolarmente caotica con telefoni che squillano ogni 2 minuti, citofono e titolari che vogliono che tu faccia questo e quello, carta che non sai più dove mettere; stai seguendo contemporaneamente anche l'installazione e la condivisione di 2 stampanti.
Ovviamente in una giornata così non poteva mancare anche l'intervento di 2 tecnici telefonici, che si palesano ovviamente senza il minimo preavviso.
Bene.
Riesci comunque a gestire la situazione, cosa che ti fa sentire decisamente fiera di te stessa.

Ad un certo punto uno dei tecnici ti chiede: "Scusa se faccio lo sfacciato, ma non avresti mica un Oki?"
E tu di botto rispondi: "No, un Oki non ce l'ho, ho del Ketoprofene"
e lui continua con: "perchè ho il cellulare completamente scarico".

...

Beh, in quel momento realizzi che non ti aveva per nulla chiesto un Oki, ma voleva sapere se per caso il tuo telefono non fosse un Nokia, per eventualmente utilizzare il caricabatterie.

Il tipo in questione probabilmente non aveva la più pallida idea di cosa fosse il Ketoprofene, fortunatamente per me, perchè è uscito dicendo: "allora non va bene..."

mercoledì 9 febbraio 2011

Mi sa che non era giornata...

Quando già ti svegli in ritardo e devi fare Nuvolari (sui tacchi) per arrivare in tempo in ufficio;
quando devi avere a che fare col tuo capo e col capo del tuo capo che non ti danno un attimo di tregua e ti parlano uno sull'altro e devi capire cosa entrambi hanno bisogno che tu faccia;
quando aggiungono una nuova mansione alle 100 che già devi fare;
quando poi si sparge la voce e la nuova mansione la devi svolgere per tutti;
quando l'unica, semplicissima cosa che hai delegato te la devi comunque sbrigare da sola;
quando poi torni a casa di corsa per aspettare il tecnico per un preventivo su un lavoro che non vedi l'ora di finire ti dà buca per la 4° volta di seguito senza nemmeno avvisarti;
quando ti metti a preparare la cena e dopo 2 ore di lavoro esteticamente perfetto realizzi che il gusto non è decisamente gradevole e devi buttare via tutto e prepararti una tazza di latte;
quando a poker hai una coppia d'assi e poi al river vieni fregato da un tris di due;
quando quella cosa che hai visto su Ebay la sera che finalmente ti decidi ad acquistarla non c'è più mentre prima c'è sempre stata...

Beh, mi sa che non è proprio giornata!

giovedì 3 febbraio 2011

How to... Ceretta Araba!

Noi femminucce siamo sempre in lotta con i peli superflui che, nonostante anni e anni di evoluzione abbiano confermato essere EFFETTIVAMENTE superflui, non si sono ancora estinti e si ripresentano con una frequenza che è direttamente proporzionale al tempo e alla voglia che abbiamo a disposizione per estirparli.
Oggi vi illustrerò una piccola guida su come preparare in casa la ceretta araba.
La particolarità di questa ceretta è che si può preparare tranquillamente in casa, con ingredienti che tutti abbiamo nella nostra credenza, inoltre si conserva in barattoli, è riutilizzabile e sempre pronta all'uso!
Ah, altra cosa fondamentale, è super economica ed ecologica!

Per prepararla ci occorroro:
  • Un pochino di pazienza
  • Mezza tazzina di succo di limone 
  • 2 tazzine da caffè di zucchero
  • Un pentolino preferibilmente antiaderente
  • Un cucchiaio



Per prima cosa versiamo lo zucchero nelle tazzine, che non devono essere stracolme.
Trasferiamo la quantità ottenuta nel nostro pentolino e spremiamo il limone, mezza tazzina basterà!



Togliete eventuali semi e versate il succo di limone nel pentolino, mescolandolo allo zucchero.




A questo punto mettiamo il pentolino sul fuoco più piccolo, a fiamma alta, rigirando il composto molto frequentemente.
Dopo qualche minuto cominceranno a formarsi delle bolle e il colore diventerà più scuro.



Continuate a mescolare con frequenza e, dopo 9 minuti, abbassate la fiamma al minimo per un altro minuto.
Spegnete il fuoco e lasciate raffreddare.
Per rendere più agevole la rimozione del composto tiepido dal pentolino, lasciare raffreddare con dentro il cucchiaio.

Il composto non deve raffreddare completamente, altrimenti avrete preparato delle semplici caramelle al limone, molto probabilmente durissime.
Facendo molta attenzione a non scottarvi, tirate fuori un po' di composto, aiutandovi col cucchiaio.


Controllate che non sia troppo caldo ma ad una temperatura che vi permetta di lavorarlo con le mani.
Una volta constatata la temperatura, tirate su quanto più prodotto riuscite, sempre aiutandovi col cucchiaio.



A questo punto arriva la parte più divertente: la lavorazione!
E qui entra in gioco la pazienza.
Questo composto è infatti molto appiccicoso, essendo una ceretta, e vi si appiccicherà per bene alle mani.
All'inizio penserete che sono stata una pazza a insegnarvi questo procedimento oppure che qualcosa non va, che avete sbagliato qualche passaggio perchè vi sembrerà che questo "blob" si stia impossessando per sempre delle vostre mani.
Beh, non demordete e continuate a lavorarlo, aprendo e chiudendo la mano (facendo "ciao ciao"), oppure cercando di trasferirlo da una mano all'altra.
Vedrete che prima o poi riuscirete a farlo staccare e a creare una pallina, come questa.


Una volta che la ceretta avrà questa consistenza occorrerà strapazzarla ancora un po', allungandola e ripiegandola fino a che non sarà più traslucida ma opaca e la consistenza sarà più o meno quella di una gomma da masticare.
A quel punto la vostra ceretta è pronta!
Potete conservarla in un piccolo barattolo con chiusura ermetica e tenerla a temperatura ambiente, per averla sempre pronta all'uso.

Ma come si utilizza??
La cosa che ADORO letteralmente di questa ceretta è che non occorrono nè spatole nè strisce di alcun genere, servono solo le vostre mani!

Si prende la quantità necessaria, la si scalda un pochino lavorandola con le mani per darle la giusta consistenza e la si spalma nel senso di crescita del pelo e, via, si strappa contropelo!
Si impasta nuovamente (senza prendere nuova cera) e si procede come descritto su tutte le zone che avrete bisogno di depilare.


Terminata la depilazione basta sciacquarsi con semplice acqua tiepida ed ogni residuo verrà via facilmente, anche da tessuti o pareti, mobili o pavimenti!
In fondo è solo zucchero, no? ^_^

Una volta finito potrete conservare questa cera (si, anche quella già utilizzata) nel vostro barattolo per molto tempo, l'importante è che non subisca brusche variazioni di temperatura o umidità, altrimenti cambia la consistenza e diventa inutilizzabile.

Molte persone alle quali ho consigliato questa ceretta non sono riuscite a prepararla, dicendo che rimaneva troppo liquida o troppo solida oppure che non appiccicava per nulla.
A me, con questo metodo, è venuta sin dalla prima volta, perciò non so dove possa essere l'eventuale errore.

Nel caso la preparazione non vi venisse, scrivetemelo nei commenti! ^_^/*

martedì 1 febbraio 2011

Aggiornamento Recensione Solette Insolia

L'avevo già anticipato nel post precedente, e ora vado a confermarlo: le solette Insolia funzionano sul serio!
Le consiglio dunque a tutte quelle ragazze e donne che si sono sempre limitate a guardare un bel paio di femminilissime scarpe col tacco da dietro ad una vetrina e non hanno mai azzardato a comprarle, certe delle pene da patire una volta indossate.
Con queste magiche solette sono riuscita ad indossare per tutta la giornata un paio di stivali che mi sono stati regalati ma che non sono mai riuscita a portare per più di 2-3 ore.
Ho camminato da casa al lavoro per 4 volte e non ho imprecato nemmeno una volta quando dovevo alzarmi per aprire la porta ai clienti, anzi, li precedevo per farli accomodare con tanto di sorriso sulle labbra, cosa che decisamente non mi riusciva spontanea quando, raramente, indossavo i tacchi in ufficio!

Ecco perchè Sabato mi sono finalmente comprata un bel paio di scarpe col tacco ed è stata una bella soddisfazione acquistarle con l'intento di calzarle per andare al lavoro e non solo ed esclusivamente per un matrimonio o altre sporadiche occasioni mondane.

Spendo solo una piccola nota tecnica: le solette Insolia non sono riposizionabili. Anzi, diciamo non sarebbero riposizionabili in quanto sono completamente adesive.
Probabilmente quelle che sono arrivate a me erano difettose, ma una volta rimossa la pellicola protettiva non c'era alcuna traccia di sostanza adesiva. Tanto meglio per me!
Mi sono munita di nastro bi-adesivo, e tadàààà, ecco le mie solette riposizionabili!
Consiglio questo metodo a tutte!!
In sintesi, se volete riappropriarvi di un po' di femminilità e avete una decina di euro da spendere, fate l'affare: Solette Insolia!! v ^_^ v

venerdì 21 gennaio 2011

Giappone, Giappone, Giappone!

Non sono mai stata appassionata di manga o anime.
Guardavo ovviamente i cartoni animati quando ero piccola, ma nulla di più.
Crescendo e smettendo dunque di guardare i cartoni animati, ho dimenticato che i Giapponesi, quando pranzano fuori casa, si portano il pranzo in coloratissime scatolette contenenti misteriosi triangoli di riso con sopra un altrettanto misterioso quadratino nero.
Un giorno, cercando su internet qualcosa di simile ad un thermos per poter riporre il pranzo del mio fidanzato costretto a pranzare quotidianamente fuori casa, scopro, anzi riscopro, l'esistenza dei Bento, le famose scatole per il pranzo che avevo visto in molti cartoni animati da bambina, e che quei triangolini di riso si chiamano "onigiri" e che il famigerato quadratino nero è un'alga.
Scopro anche che c'è tutto un mondo che ruota attorno a queste scatolette, che ci sono persino siti e blog che ne parlano, che c'è persino un forum che si chiama "Pazze per il Bento" in cui ragazze e ragazzi si scambiano opinioni, foto e commenti sui propri bento e, soprattutto, sul contenuto dei propri bento!
E' un armoniosissimo forum in cui si parla anche di moltissime altre cose: di ricette in cucina, sia Italiane che Giapponesi, di Giappone, di ristoranti Giapponesi, di dove poter comprare i Bento o ingredienti particolari della cucina nipponica, ma anche di cose non inerenti il mondo del Sol Levante.
Ci si scambiano consigli su fatti anche personali, passando da tematiche leggere ad altre decisamente più serie.
Quel mondo è sembrato così bello che sono subito entrata a farne parte ma non mi sono limitata a creare pranzetti decorati in una scatola, infatti sono andata oltre, scoprendo un paese stupendo, così diverso dal nostro...
Ecco il nuovo sogno della vita: andarci, magari in viaggio di nozze!
No, no, non ci sono matrimoni in vista, è solo che vorrei trascorrerci la luna di miele e così mi sto progettando questo viaggio, al momento ipotetico, nei minimi dettagli.
Mi sono fatta mandare dal sito dell'ente del turismo Giapponese cartine, guide e mappe, tutto assolutamente gratis e recapitato in meno di 20 giorni a casa.
Sto cercando anche di imparare qualche frase per potermi far capire il giorno che ci andrò, niente di complicato, solo le classiche frasi da turista, per carità, giusto saper chiedere informazioni (e capire le risposte, soprattutto!) per raggiungere posti come questo:



o per poter fare acquisti nei 100 Yen Shop e comprare qualcuna (qualcuna??? Un Tir!!!) di queste meraviglie riuscendo a chiedere magari: "C'è anche blu?" ^_^'


Inoltre seguo un blog di un ragazzo Giapponese, Masahiko Kobayashi, che scrive il suo blog in un perfetto Italiano, in ideogrammi giapponesi e in romaji, che si chama "Dal Giappone" e pubblica articoli molto interessanti.
Ad esempio ho scoperto sul suo blog che i Giapponesi hanno un termine per definire chi, come me, non riesce a mangiare o bere cose troppo calde: il termine è "neko jita" 猫舌 e significa "lingua di gatto"! ^_^'

Ancora, segnalo questo sito per chi come me sta cercando di imparare hiragana e katakana.
Aprendolo apparirà un simbolo in hiragana o katakana e si deve scegliere la risposta corretta in romaji o viceversa.

Mata ne! またね!^_^/*


In fase di sperimentazione: Solette Insolia per tacchi alti

Diciamoci la verità, non siamo stati progettati per camminare coi tacchi!
Cercando in rete trucchi e consigli su come rendere le scarpe col tacco tollerabili anche per chi, come me, è abituata a camminare rasoterra, mi sono imbattuta in più recensioni (praticamente tutte Americane) che parlavano positivamente delle solette Insolia.


Ho subito notato che erano diverse dalle solette in gel che ci promettono di poter calzare tutto il giorno le nostre scarpe col tacco che, credo, parecchie di noi hanno comprato con risultati, a mio parere, nulli.
Infatti le solette che si trovano più comunemente in commercio, sono innanzitutto troppo spesse e, di conseguenza, obbligano le dita dei nostri poveri doloranti piedi a schiacciarsi verso la parte superiore della punta della scarpa, provocando dolori ancora più forti soprattutto all'alluce.
Inoltre la parte più stressata, quando si indossano scarpe coi tacchi, è proprio il tallone anteriore (ho scoperto che si chiama così la parte di pianta del piede che si piega mentre camminiamo), in quanto è lì che si concentra il peso di tutto il nostro corpo e dunque non c'è bisogno dell'ulteriore rialzo che le normali solette provocano.

Le solette Insolia invece sono fatte così:


Convinta, mi sono decisa a comprarle, essendo così diverse da quelle a cui siamo abituate.
Acquistate su Ebay da un utente inglese (in Italia non si trovano), le ho pagate l'equivalente di 8€, spese di spedizione incluse.
Non commento sul fatto che per spedire un pacco, seppur leggero, ma comunque dall'Inghilterra all'Italia, le spese di spedizione ammontino a sole 2,60 sterline mentre per spedire un pacco da una città Italiana ad un'altra città Italiana costa 3 volte tanto!
Oggi mi sono arrivate le solette e le ho subito provate, ovviamente!
Ribadisco di essere una ragazza rasoterra 364 giorni l'anno, dunque assolutamente non abituata a camminare coi tacchi, ma già indossando le scarpe con le solette Insolia e alzandomi in piedi ho sentito una differenza.
Di seguito sono andata a lavoro, a piedi, come sempre (15 minuti circa) e... non mi sono nemmeno resa conto di essere sui tacchi!!!

Ora, prima di gridare al miracolo, voglio testarle ulteriormente questo weekend con un paio di scarpe col tacco un po' più alto di quelle che indosso ora, magari andando a fare la spesa e tutte quelle commissioni che mi si concentrano nel weekend, però mi pare che il test possano superarlo brillantemente.
Se così sarà dovrò sbrigarmi a comprare, finalmente, un paio di meraviglie come queste prima che finiscano i saldi!!!


Beh, magari non a scacchi!! ^_^'

giovedì 20 gennaio 2011

Non cadete anche voi nella trappola!

Di quale trappola sto parlando...?
No, non sto parlando di tentativi di phishing o di subdole ed intricate truffe messe in atto da personaggi poco raccomandabili; sto parlando di una trappola ancora più frequente e sicuramente più traumatica e insopportabile.
Sicuramente sarà capitato a parecchi di voi, obbligati, oppure in buona fede, ma ignari delle conseguenze.
Sto parlando di genitori che un bel giorno, di punto in bianco, ti dicono: "Insegnami ad usare il computer!!"
E tu puoi fare fondamentalmente 2 cose: inventare scuse per rimandare, oppure cedere e assecondarli.
Purtroppo, la prima opzione prima o poi si dovrà trasformare nella seconda, in quanto non si possono trovare scuse all'infinito. Prima o poi bisogna cedere.
Così li fai accomodare di fianco a te alla scrivania del computer e, lasciando a loro il comando, comincia il primo approccio col mouse.
Sarà che ha paura dei topi, ma mia madre tiene il mouse con due dita!
Sembra le faccia senso appoggiarci sopra il palmo, quasi, appunto, fosse un topo vero!
Già vedendo questa prima reazione, uno dovrebbe capire che cosa verrà dopo e armarsi di tanta, tanta pazienza e forza di volontà, non per insegnar loro le cose, ma piuttosto per non cedere a istinti omicidi!

Di solito i genitori vogliono imparare a navigare in internet per cercare cose tipo ricette, risposte in real time per poter urlare al faccione di Gerry Scotti che deve accendere la B e cose del genere, così come prima cosa, gli si fa vedere come funziona un motore di ricerca, no?
Bene, io ho il motore di ricerca come pagina iniziale, dunque basta spiegare che devono cliccare sull'icona a forma di casetta sulla barra dei comandi.
Dopo aver redatto un manoscritto per far capire quale sia la barra dei comandi, ecco che comincia la disquisizione sul fatto che l'icona a forma di casetta non sembra affatto una casetta, ma più una cuccia per cani.
Bene, dopo essersi morsi la lingua il numero necessario di volte per non insultare il proprio genitore (che comunque ci ha messi al mondo e dunque, massimo rispetto) ecco che comincia il pellegrinaggio da parte del puntatore verso la suddetta cuccia del cane... pardon, icona "home".
Si, perchè il povero puntatore è costretto a fare almeno tre o quattro volte il giro dello schermo prima di essere individuato, e dopodichè è necessaria un po' di calibratura per capire come deve essere portato lì sulla cuccia del cane.
Una volta lì, ovviamente, ti chiedono:  "E ora cosa devo fare?"
E verrebbe da rispondere: "Se il cane è nella cuccia fagli un paio di grattini dietro le orecchie che gli fanno sempre piacere", ma sempre per questioni di massimo rispetto, si evita e gli si dice: "Clicca".
Bene.
L'unica cosa che i genitori sanno sul vastissimo mondo dei computer, è che si fa "doppio clic", e ovviamente fanno doppio clic anche sull'icona Home.
Tu non ci provi nemmeno a spiegare che lì non serve fare doppio click perchè a quel punto hai già capito che sarebbe come calarsi da solo in una colata di cemento a presa rapida, ossia, non ne usciresti più fuori!
Ecco che finalmente si apre la pagina del motore di ricerca, che loro chiamano "Goghel, Gogol, Gugl; Guggo, Ghghgh", (riuscendo ad emettere suoni gutturali di cui non conoscevi nemmeno l'esistenza) ma MAI come si chiama in realtà.
Non ti impunti nemmeno su questo, tanto non ha importanza visto che sei quasi riuscito nella tua missione.
"Beh, che cosa cerco adesso?" ti chiedono, e tu vorresti dir loro di cercare una cuccia nuova per il cane in quanto quella là in alto comincia ad essere troppo piccina, ma ti trattieni ancora una volta e proponi di cercare qualche ricetta culinaria.
Ed ecco lo spauracchio numero 2: dopo il mouse... la tastiera!
I genitori infatti sono capaci di utilizzare 1, massimo 2 dita, e con queste dita tremolanti (per lo spauracchio, non per il parkinson!) cominciano a cercare le lettere, descrivendo ampi cerchi sopra la tastiera e quasi sempre mugugnando un "non la trovo, non la trovo!!!"
Quando poi, finalmente trovano la lettera, ci si accaniscono con tutta la loro rabbia, forse perchè pensano che da lì possa scappare, obbligandoli nuovamente a girovagare col ditino tremulo sopra la tastiera.
Una volta completata la parola, si sentono ormai padroni della situazione e vanno a circumnavigare il pulsante "Cerca" col mouse per 4-5 volte, fino a che non riescono a prendere bene la mira e farci un bel "doppio clic" sopra.
Dopo aver fatto l'ennesimo doppio clic anche sul risultato di Google scelto, soddisfatti di loro stessi per essere riusciti a visualizzare la ricetta, ti propongono di rifare il tutto, questa volta senza i tuoi suggerimenti.
Così chiudi tutte le finestre e lasci fare a loro.
Quasi rossi in volto dall'emozione, armeggiano col mouse in cerca della cuccia del cane; ci arrivano zigzagando per tutto lo schermo e ci cliccano sopra (2 volte, ovviamente).
Si apre la pagina di Google e qui succede il fattaccio: non vanno a scrivere "GOOGLE" sulla barra di ricerca di Google???
Che poi, chi mai ti ha insegnato come si scrive????
Così cliccano dai risultati di Google proprio il link di Google e, una volta aperto, ti chiedono: "Ora cosa cerco?" e tu questa volta non ce la fai più e rispondi: "Cercami un appartamento che me ne vado via di casa!!"

Maxwell

Per quanto riguarda la musica, ho gusti un po' particolari.
Gusti che sarebbero del tutto ordinari se abitassi negli Stati Uniti e non in Italia!
Risparmierei sicuramente  un bel po' di fiato ogni volta che dico a chi me lo chiede chi è il mio cantante preferito.
Si, perchè il mio cantante preferito, Maxwell, è sconosciuto in Italia.
O meglio, lo conosciamo in pochissimi.

La cosa strana è che la prima volta che l'ho ascoltato, nel lontano 1996, l'ho DETESTATO!
Mtv mandava in onda il video del suo primo singolo "Whenever, Wherever, Whatever" abbastanza frequentemente e io, ogni volta, mi lamentavo della litania.
Si, lo definivo "litania"...
A distanza di anni, quattro o cinque, con l'avvento di Napster mi venne in mente il ritornello della canzone e la scaricai, non so bene nemmeno io perchè, visto che me la ricordavo particolarmente noiosa.
Beh, da quel giorno non ho più potuto fare a meno della sua musica. (E da quel giorno in poi ho comprato i suoi cd originali!!!)
Purtroppo Maxwell fa passare parecchio tempo tra un album e l'altro, infatti il suo penultimo album, "Now" è datato 2001 mentre l'ultimo è del 2009!
In tutto questo tempo però è riuscito a creare un album, a mio parere, stupendo.
Si intitola "Black Summers' Night" e contiene 9 tracce.
Direte: "E ci ha messo 8 anni per scrivere 9 tracce???"
Ebbene, in realtà ne ha scritte 8 perchè una è strumentale ^_^ però sono 8 tracce formidabili, perbacco!
E in questi 8 anni è anche passato da un look così
ad un look così


E vi pare poco?!?
Nonostante sia rimasta scioccata la prima volta che ho visto una sua foto senza i suoi capelli afro, ora apprezzo molto il cambiamento, anche se ogni tanto mi mancano le treccine che ogni tanto si faceva.

A parte data e luogo di nascita, di lui si sa poco e nulla; non si sanno nè il suo vero nome nè il suo cognome.
E' molto riservato e difficilmente si fa paparazzare e forse è anche per questo che mi piace così tanto, perchè non cerca i riflettori ad ogni costo e tiene un profilo basso.
Sul palcoscenico è un fenomeno e, cosa che sicuramente non guasta, è anche molto sexy.
Mi piacerebbe poter andare ad un suo concerto ma vedo questa possibilità in maniera veramente remota, purtroppo per me!
Qualcuno di voi per caso lo conosce e ha in programma un viaggetto negli Stati Uniti in concomitanza con una data del suo tour?? ^_^

Primo Post

Eccomi nuovamente sul web, sotto un altro nick, in un'altra epoca.
Si, perchè in rete bastano pochi anni per cambiare totalmente epoca, talmente sostenuta è la velocità con la quale cambiano le cose.
Allora avevo un'altra vita, vivevo in un'altra città, avevo un altro lavoro e altre prospettive.
Anzi, diciamo che di prospettive non ne avevo poi molte, non è che mi ponessi obiettivi da raggiungere, infondo ero poco più che adolescente.
Bell'età l'adolescenza...
Non la rivivrei per nulla al mondo ma non mi permetterei mai di rinnegarla. E' una tappa fondamentale della vita di ognuno di noi, coi suoi errori, con le sue idee, coi suoi estremismi.
E' solo che rivista col senno di poi è assolutamente irripetibile!
Ma tornando a noi, anzi, a me...
Il primo post su un nuovo blog!
Mi sono chiesta se avesse ancora un senso aprire un blog nell'epoca di Facebook e di Twitter e poi mi è saltata in mente un'immagine di un diario in cui scrivere tutto ciò che si vuole e un muro pieno di graffiti.
Ecco, un blog è un diario, sicuramente non segreto, nel quale tu solo puoi scrivere e decidere chi far scrivere, Facebook è più un muro con sopra un graffito. Sul muro di quel graffito chiunque può scriverci sopra, sporcare l'idea di base, deviando l'attenzione verso cose che, con quel graffito, non c'entrano nulla.
Non so con quanta costanza scriverò questo diario, questi pensieri sicuramente scoordinati, ma mi piace l'idea di aver qualcosa da dire, ogni tanto.